SCRIGNI GIAPPONESI

A prima vista, i famosi scrigni segreti giapponesi, noti col nome di himitsu-bako, potrebbero sembrare niente di più che dei bellissimi porta-gioielli maestralmente decorati.
In realtà, queste scatoline hanno alle loro spalle molto di più.
Pensate che la loro storia inizia ben duecento anni fa in una specifica zona del Giappone, Hakone.

Hakone Map Japan

Mappa del Giappone, con evidenziata la città di Hakone

Himitsu-bako significa “scatola segreta” e il termine apparì per la prima volta su un giornale giapponese, l’Hakone Hotspring Souvenirs, pubblicato tra il 1830 e il 1840.

I primi himitsu-bako erano semplici scatoline adibite a contentere cianfrusaglie come ago e filo.
Col tempo iniziarono a divenire più grandi ed elaborati e si diffusero col nome di sikake-bako, termine nel quale sikake vuole significare proprio “trucco”.

Queste scatoline erano souvenirs popolari tra i turisti che visitavano l’area di Hakone, rinomata non solo per il suo imponente lago, ma anche per le sorgenti termali.
Hakone era parecchio trafficata anche per la sua posizione strategica sulla via che connetteva Osaka e Tokyo: per tutto il novecento la regione ebbe, quindi, un continuo e imponente flusso di passeggeri.

I primitivi e piccoli himitsu-bako erano utili per tenere gli aghi o piccoli oggetti appuntiti al di guori della portata dei bambini, mentre quelli già più meccanicamente avanzati iniziarono ad essere sfruttati dai lavoratori che desideravano proteggere i propri strumenti al sicuro da eventuali furti.
Proprio il fatto che gli scrigni potessero aprirsi solo conoscendo il trucco in anticipo, i malintenzionati non potevano avere vita facile.

Puzzle Boxes Yosegi

Esemplari di scrigni giappponesi databili al 1800 circa, ritrovate addirittura in Australia

Anche i samurai e signori della guerra iniziarono ad usare gli himitsu-bako per mandare messaggi segreti, così come i viaggiatori che durante le proprie traversate necessitavano di cassette di sicurezza.

E’ probabile che scrigni di tali fattezze abbiano iniziato a circolare anche al di fuori del Giappone con l’apertura del paese al commercio internazionale nel 1854. Nel 1867 possono già trovarsi degli esemplari all’interno del catalogo Adams & Co. Di Boston.

Gli scrigni giapponesi di Hakone assunsero la loro forma corrente all’incirca durante il periodo Meiji, nel tardo 1800. La creazione delle vere scatole rompicapo si deve a tre artigiani: Takajiro Ohkawa, Tatsunosuke Okiyama e Mr. Kikukawa. Alla struttura di base degli himitsu-bako vennero applicati lo yosegi-zaiku, un tipo di mosaico ligneo per il quale la zona circostante era assai famosa.

Schema Principale Yosegi

Diversi schemi di intaglio Yosegi

Come accennavamo prima, gli scrigni Yosegi possono essere aperti solo attraverso una corretta sequenza; una specifica singola mossa serve a quella successiva per sbloccare i vari scompartimenti.
Mentre i più semplici si risolvono in quattro mosse, mentre altri richiedono sessanta o più passaggi.
La sequenza è solo apparentemente casuale.

Nessun tipo di legno impiegato nella lavorazione di queste preziose scatole è colorato artificialmente; ogni lavoro è condotto cercando di sfruttare i colori naturale della vegetazione che cresce proprio ad Hakone.
Tanti pezzi di legno sottilissimi, diversamente colorati, vengono schiacciati in una morsa per creare i caratteristici motivi geometrici dell’intarsio. Il motivo è poi piallato per creare un foglio con un motivo geometrico di spessore 0,01 cm che sarà poi incollato sulla scatola.

Ecco alcuni dei legni che potete divertirvi a rintracciare nel vostro scrigno Yosegi:

Bianco Corniolo
Giallo Alberi della cera e della lacca giapponesi
Marrone chiaro Sofora gapponese, Ciliegio, Zelkova giapponese
Grigio Magnolia
Nero Katsura

L’arte del creare questi tradizionali scrigni giapponesi non è mai stata scritta su carta. E’, bensì, qualcosa che si può apprendere solo visivamente e oralmente dagli autentici maestri dell’intaglio.

SCRIGNI SEGRETI GIAPPONESI

Esempi di questo tipo sono: